5 novembre 2016

Divieti alimentari dei genitori:come gestirli e i consigli di Eurobis

Le nostre psicologhe oggi ci forniscono consigli incredibilmente preziosi. Abbiamo infatti rivolto loro quesiti difficili, che ogni genitore, ne siamo sicuri, si è posto più volte durante le richieste da parte dei figli di merendine e di alimenti poco sani.

Ci colleghiamo al post precedente pubblicato inquesto blog e ci concentriamo sulle sfumature immateriali ed emotive che un divieto o comunque la consuetudine di offrire alimenti sani raggiungono i nostri figli.

Per fare un esempio concreto:

  • il divieto di portare una merenda a scuola a base di patatine e snack calorici è percepito dal bambino come un gesto d’amore oppure no?

Ecco, siamo sicuri ora di aver catturato la vostra attenzione. Chi non si è mai posto questa domanda?

E ancora:

  • cosa possono fare i genitori per trasmettere ai figli che preparare per loro cibo sano e evitare quello calorico e non genuino è semplicemente un gesto d’amore?

Eh, sì. Ogni genitore ha sicuramente questo interrogativo dentro il cuore.

Sempre in equilibrio tra lo stabilire buone relazione col figlio, infondere in lui valori sani e principi legati allo stile di vita salutare senza risultare “cattivo” e troppo restrittivo: ecco una delle mille difficoltà quotidiane del genitore moderno, che altro non vuole che il proprio cucciolo impari a volersi bene.

gestire i divieti alimentari

I divieti: con l’eccezione diventano davvero preziosi

Le nostre psicologhe dott.ssa Chiara Pazzagli e Prof.ssa Claudia Mazzeschi hanno veramente fatto un capolavoro. Hanno espresso con grande competenza (fonti alla mano) e estrema chiarezza quale sia la strada più giusta da seguire.

Leggete e condividete le loro parole: gestire i divieti e i propri “no” non è facile ed ogni famiglia ha una storia a sè. Ma grazie alle nostre psicologhe possiamo avere un’idea in più su come gestire la situazione, per  il meglio dei nostri figli.

Scopriremo insieme che l’eccezione alla rigidità delle regole, e essere decisi ma anche affettuosi è un buon compromesso per non ottenere l’effetto contrario e coltivare il desiderio del cibo proibito.


Quando un genitore propone una merenda sana (frutta e verdura), ma meno gustosa (patatine e snack) il bambino dell’età a cui ci rivolgiamo (4-12 anni) comprende il gesto d’amore o sente l’atteggiamento del genitore come restrittivo rispetto ai suoi desideri?

Conosciamo dalla letteratura scientifica, come riportato nei precedenti blog, come il cibo e il momento del pasto siano importanti, oltre che per la qualità del cibo offerto di per sé, anche come occasioni di cura e di sintonizzazione emotiva con il bambino.

Preparare del cibo costituisce, dunque, un prendersi cura del figlio, che egli è indubbiamente in grado di cogliere.

Allo stesso tempo, però, per il bambino può essere difficile alle volte comprendere perché non gli vengano permessi i cibi desiderati, che sono spesso i meno salutari.

In questo senso, il genitore che li vieta può essere vissuto come restrittivo rispetto ai suoi gusti, come giustamente lei chiede.

L’ampia letteratura sugli stili che i genitori usano con i loro bambini nelle pratiche di cura legate all’alimentazione ha infatti messo in luce come l’essere restrittivi (sempre), rigidi e “autoritari” (ovvero poco flessibili in quanto rispondenti – sempre – ad una stessa regola) sia un fattore connesso al sovrappeso a causa dell’ effetto di un aumento del desiderio nel bambino per il cibo sentito come proibito.

L’argomento è comunque indubbiamente complesso, perché riguarda evidentemente tematiche più ampie che hanno a che vedere con la genitorialità e il fissare dei limiti.

Bowlby (1988), nel descrivere il ruolo dei genitori, diceva che devono essere più grandi, più forti e più saggi.

Accanto a questi aspetti, Powell, Cooper, Hoffman e Marvin (2014) hanno aggiunto anche essere più affettuosi.

Credo che ogni genitore abbia affrontato la difficoltà di bilanciare l’essere più grandi/più forti con l’essere affettuosi. La complessità di integrare l’esigenza di stabilire delle regole e di fissare dei limiti, magari imponendosi, rimanendo allo stesso tempo accoglienti con i bisogni dei bambini.

Purtroppo, non esistono soluzioni magiche che possono garantire di essere un “buon” genitore ma forse la flessibilità può essere un buon ingrediente.

Cosa consigliate ai genitori per far capire ai figli che alcune restrizioni alimentari sono semplicemente attuate per il loro bene e per la loro salute?

 

Un pilastro centrale per cercare di integrare i differenti aspetti che caratterizzano il ruolo genitoriale riguarda il cercare di cogliere il bisogno del bambino, al di là del comportamento manifesto.

Anche la richiesta di ulteriore cibo può veicolare in modo camuffato l’espressione di bisogni di natura diversa.

Come sottolineano Powell e colleghi (2014), ad esempio alle volte i bambini hanno un comportamento di messa in discussione dei limiti, per un bisogno opposto di sentirsi rassicurati dalla capacità del genitore di imporsi. Se il genitore legge tale messa in discussione come un bisogno del bambino di avere maggiore libertà o di avere più possibilità di scelta, ne scaturisce una grande confusione.

Gli Autori aggiungono: “È come se il bambino chiedesse, “La situazione è sicura? hai il controllo?” e il genitore rifiutasse di rispondere, ma offrisse al bambino un altro giocattolo o un altro biscotto. Più il genitore si rifiuta di rispondere, più pressanti si fanno le richieste del bambino.” (p. 62).

Cogliere il bisogno del bambino è impresa ardua, e pensare di riuscirci sempre è indubbiamente utopico. Numerosissimi sono i fattori in ballo, che riguardano non solo quella specifica coppia genitore-bambino, ma anche la storia evolutiva stessa del genitore, i suoi vissuti e le sue aspettative.

Proviamo ad immaginare che la protesta del bambino per uno snack più gustoso venga vissuta dal genitore in quel momento come un’ennesima richiesta, nonostante ciò che sente di fare per il suo bene, pianificando durante il giorno cosa preparare e, magari, fermandosi lungo la strada del ritorno da lavoro per comprare ciò che serve.

Qui la protesta del bambino potrebbe, ad esempio, essere vissuta da parte del genitore come un non riconoscimento di ciò che fa e del suo impegno, portandolo a rispondere imponendosi eccessivamente, arrabbiandosi col figlio per la sua mancanza di riconoscenza, e imponendogli in malo modo la sana merenda.

Alla lunga, la merenda potrebbe allora diventare un terreno di scontro tra genitore e bambino, un braccio di ferro in cui alla fine nessuno vince.

All’opposto, immaginiamo un genitore che lavora e tende a sentire di non passare abbastanza tempo col bambino, si sente un po’ in colpa, sempre in affanno tra lavoro e casa. Di fronte alla protesta del bambino per avere una merenda più gustosa, potrebbe avere difficoltà a contrattare, sentendo che sia in fondo giusto accondiscendere alle richieste del figlio, sentendo alla volte di trascurare alcuni suoi bisogni a causa del lavoro.

Teme anche di dover passare il poco tempo che ha a disposizione del figlio in inutili lotte. Così, accontenta subito il bambino, finendo nel tempo probabilmente in un vortice di richieste sempre più pressanti da parte del figlio, non cogliendo il suo bisogno di fondo.

Come potete vedere, numerose sono le dinamiche che possono svilupparsi anche intorno alla scelta di una semplice merendina. Il modo con cui si organizzano, come dicevamo, è espressione di una molteplicità di fattori, a partire dalla storia del genitore e da come venivano colti e soddisfatti i suoi bisogni reali quando era piccolo.

Non esiste dunque una formula magica che, consigliata ai genitori, permetta di fare apprezzare maggiormente le “restrizioni” alimentari ai bambini. Perché la scelta della merenda non divenga un terreno di scontro oppure, all’opposto, un rincorrere senza posa i desideri mutevoli del bambino, fondamentale è come il genitore stesso vive il dare delle regole e quanto riesca ad integrare l’essere più grande/forte con l’essere affettuoso.

Il genitore può infatti sentirsi a suo agio scegliendo una merendina sana oppure può viverla come un’ ennesima imposizione, un dovere da adempiere, o ancora come un’ inutile “cattiveria” nei confronti del figlio.

Il vissuto del genitore è centrale nel determinare come il figlio accoglierà, o non accoglierà, la scelta della merendina.

Inoltre, come dicevamo, è importante cogliere come le richieste pressanti del figlio per una merendina, o per qualsiasi altro oggetto, possano nascondere e camuffare bisogni diversi da quelli manifestati con il comportamento.

Infine, non bisogna mai dimenticarsi che è importante cercare anche terreni di incontro, in cui il figlio non senta di dover subire decisioni imposte dall’altro, dove in maniera adeguata all’età si possa contrattare e collaborare, decidendo insieme magari anche qualche “eccezione”.

Bibliografia:

Bowlby, J. (1988). Una base sicura. Applicazioni cliniche della teoria dell’attaccamento. Raffaello Cortina Editore: Milano, 1989

Powell, B., Cooper, G., Hoffman, K., Marvin, B. (2014). Il circolo della sicurezza. Sostenere l’attaccamento nelle prime relazioni genitore-bambino. Raffaello Cortina Editore: Milano, 2016.

 

Dott.ssa Chiara Pazzagli –  Università di Perugia –  Ricercatore in Psicologia Dinamica
Collaborazione nell’area dell’intervento psicologico

Chiara_Pazzagli

 

 

 

 

Professoressa Claudia Mazzeschi – Università degli studi di Perugia – Curatrice degli aspetti psicologici del programma di EUROBIS

Responsabile area Psicologica Eurobis





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