12 giugno 2016

Attività fisica: previene 13 tipi di cancro

Sono state rilevate fortissime correlazioni tra la pratica di attività fisica regolare e non eccessiva (quella non agonistica per intenderci) e la minor probabilità di contrarre ben 26 tipi di cancro (13 in maniera più incisiva).

L’approfondimento che vi proponiamo riguarda gli adulti, non i bambini. Tuttavia sappiamo bene (e chi ci legge lo sa pure) che il nostro è un approccio “community based“, ovvero che si rivolge a tutti gli elementi sociali in cui vivono i bambini in maniera “olistica”: casa, scuola, famiglia, città, l’ associazione sportiva che frequentano.

A provarlo è uno studio di tipo osservazionale condotto su larga scala e pubblicato su JAMA (Journal American Medical Association). Cosa significa? Vediamolo insieme.

Lo studio: “Associazione tra tempo libero passato in movimento (attività fisica) e la riduzione di 26 tipi di cancro in un milione e 400mila adulti

Rendiamo lo studio fruibile a tutti e proviamo a raccontarlo un po’.

I punti salienti  della sua importanza sono questi:

La larga scala

È stata monitorata una quantità di persone pari a un milione e quattrocentoquarantamila persone, che pratica regolarmente attività fisica, da moderata a vigorosa, in maniera costante e regolare.

le tipologie di persone

Le persone che sono state monitorate per lo studio provengono da varie etnie e varie nazionalità, prevalentemente europei e americani. Hanno un’età media di 59 anni e sono per il 57% donne e per il 43% uomini. In questo milione e quattrocentomila persone erano incluse 186 932 malati di cancro.

il rapporto inversamente proporzionale: più attività fisica e meno cancro

Questo studio è di tipo “osservazionale” e quindi tende a dare report di analisi di dati come una “fotografia” di una situazione scientificamente codificata.

Ebbene, la fotografia è la seguente: con più attività fisica (da moderata a vigorosa e regolarmente applicata) si riduce notevolmente l’insorgenza di questi tipi di cancro:

  • adenocarcinoma esofageo
  • cancro al polmone
  • cancro al fegato
  • cancro al rene
  • cancro al cuore
  • cancro all’endometrio
  • leucemia mieloide
  • cancro al colon
  • cancro al retto
  • cancro alla vescica 
  • cancro alla mammella

C’è anche un altro particolare da segnalare che si evince dallo studio: l’attività fisica sembra correlata all’insorgenza di due tipi di tumore: quello alla prostata e il melanoma cutaneo.

Chiediamo al nostro professor del Feo cosa ne pensa.

Considerazioni, informazioni e limiti dello studio Moore-Lee

“Questo è uno studio osservazionale che è destinato a far notizia, visto le rivelazioni così importanti che ci comunica. Tuttavia, “osservazionale” significa che non è basato sulla “causalità” ovvero sul rapporto fenomeno-reazione, ma registra, sulla base di informazioni auto fornite dai partecipanti, la frequenza di una relazione tra due eventi (attività fisica/cancro) in funzione di uno dei due (pratica dell’attività fisica).

Il messaggio di questo studio osservazionale è semplice: più attività fisica si fa meno ci si ammala di cancro.

Un’ altra valutazione da sottolineare è comunque che l’attività fisica funziona esattamente come un farmaco: nel sovradosaggio diventa nociva e quindi , se una persona esagera, si ottengono effetti collaterali, non benefici.

Due possibili motivi per cui l’attività fisica previene il cancro

I motivi per cui l’attività fisica sia così benefica possono essere molteplici.

“Io – prof. De Feo ndr – uno certamente riguarda la relazione positiva tra attività fisica e stimolazione del sistema immunitario. È ormai scientificamente noto che un sistema immunitario efficace abbia la capacità di agire contro le cellule mutate e quindi prevenire le neoplasie. Sicuramente uno dei pilastri su cui si fonda lo studio osservazionale è questo. È bene ripetere però che se si esagera si ha l’effetto contrario: il sistema immunitario si deprime ad esempio negli atleti che esagerano con i carichi di lavoro (overtraining) e poi si ammalano più facilmente di patologie infettive.

Un altro motivo specifico per il cancro del colon, per cui l’attività fisica ha un effetto preventivo riguarda la mobilità intestinale. Con la motilità intestinale diminuisce il contatto diretto con agenti cancerogeni che provengono dall’alimentazione. Andando un po’ più nello specifico, l’attività motoria praticata regolarmente ottimizza la produzione di enterormoni VIP (Vasoactive Intestinal Peptide ndr) e GIP (Gastric Inhibitory Peptide)  che aumentano la motilità intestinale e quindi si ha una riduzione di contatto prolungato con sostanze cancerogene, come già accennato.

Due tipi di tumore “controcorrente”

Ci sono due tipi di tumore citati nello studio osservazionale Moore-Lee, quello alla prostata e il melanoma cutaneo, che sono collegati invece in maniera direttamente proporzionale alla quantità di attività fisica praticata (cioè più attività fisica praticata, più possibilità che il tumore insorga).

Le possibili spiegazioni possono essere queste: all’attività fisica è associata una maggiore produzione di ormoni sessuali maschili, come il testosterone. L’ iperandrogenismo potrebbe essere correlato alla comparsa di tumore alla prostata.

Per quanto riguarda il melanoma, è possibile che chi pratichi attività fisica in maniera regolare la faccia spesso all’aria aperta, e quindi la sovraesposizione ai raggi solari, magari in orari in cui è diretta, potrebbe essere collegata all’insorgenza del melanoma.

La conclusione: muoversi per stare bene

Inutile girarci troppo intorno, muoversi è sano. Ogni giorno troviamo l’occasione di farlo e allenare il nostro organismo a vivere meglio e in salute!

Professor Pierpaolo de Feo

Professor Pierpaolo de Feo – Professore associato Università degli Studi di Perugia

 

 

 

 

 





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