30 dicembre 2015

Attività fisica: la miglior medicina per le malattie cardiovascolari

Malattie cardiovascolari: è l’attività fisica durante l’adolescenza la miglior cura!

Fare attività fisica in maniera regolare durante l’adolescenza è come mettere i soldi in banca, solo che si ha la certezza che questo tipo di sforzo non sarà mai fatto invano: da uno studio americano pubblicato su JAMA (The Journal of the American Medical Association), emerge una forte correlazione tra l’attività motoria cardio-respiratoria dei giovani adulti e un minor rischio di malattie cardiovascolari e, conseguentemente, di morte, negli anni successivi. Inoltre, a vantaggio della bontà di questa scoperta, all’attività fisica cardio-respiratoria durante l’adolescenza non viene associata l’eventuale complicazione della calcificazione dell’ arteria aorta.

Lo studio: CARDIA prova la correlazione tra attività fisica e minor rischio di malattie cardiovascolari

elettrocardiogramma attività fisica malattia cardiovascolareLo studio di cui parliamo è di CARDIA (Coronary Artery Risk Development in Young Adults). Ha la particolarità di essere uno studio longitudinale, ovvero protratto nel tempo, e ha coinvolto giovani adulti americani di più razze e più zone.

In totale le persone coinvolte sono state  4.872 adulti (età da 18 ai 30 anni), che hanno svolto il test da sforzo (con tapis roulant) da marzo 1985 al giugno 1986. Circa 2.472 sono stati gli individui che hanno avuto un secondo test  sette anni dopo.

Durante un follow-up di circa 27 anni, sono state valutate e monitorate le evoluzioni fisiche dei partecipanti, incluse l’ obesità, la massa sinistra cardiaca del ventricolo e la tensione cardiaca (unità di misura per valutare la forza di contrazione del muscolo cardiaco), la calcificazione dell’arteria aorta  e dell’insorgenza di malattie cardiovascolari.

L’ esercizio a cui erano sottoposti i partecipanti era un test su tapis roulant in studio.  Consisteva in nove fasi di due minuti di graduale difficoltà crescente. In base a dati pregressi e studi precedenti, la letteratura medica suggerisce che ogni ulteriore minuto di durata rispetto al test basale è associato ad un rischio del 15 per cento più basso di morte e un rischio del 12 per cento più basso di malattia cardiovascolare. Inoltre, ogni tipo di aumento della resistenza è stato anche associato ad una ridotta massa ventricolare sinistra (nessun ispessimento) e una migliore trazione cardiaca (migliore efficacia del battito). La durata test da sforzo non è stata associata in alcun modo con la calcificazione dell’aorta.

Sette anni dopo le stesse persone hanno ripetuto il test. E’ stato effettuato un calcolo sottraendo la durata della prima prova da sforzo (sette anni prima) da quello effettuato in quel momento. Valutando la storia clinica dei partecipanti e la loro resa sotto sforzo si è dedotto che chi faceva regolarmente attività fisica cardio-respiratoria sette anni prima presentava meno rischi di patogenesi cardiovascolare.

“Gli sforzi per valutare e migliorare il fitness nella prima età adulta possono incidere sulla salute a lungo termine nelle prime fasi di  patogenesi cardiovascolare (malattie cardiache ndr)”, questa la conclusione degli autori dello studio. Inoltre hanno specificato che esso, rivelando questa forte correlazione tra cardiofitness respiratoria e malattie cardiovascolari (e mortalità a lungo termine), conferma anche che ciò è indipendente da fattori metabolici. Inoltre questo tipo di esercizio è associato con una sorta di rimodellamento cardiaco ma non con la calcificazione dell’arteria aorta.

Ora traduciamo in parole comprensibili: l’analisi del prof. De Feo sull’attività fisica e le malattie cardiovascolari

malattie cardiovascolari

Il prof. De Feo durante la maratona di Perugia

Alla base dell’articolo c’è questa affermazione, confermata dallo studio a lungo termine: esiste un rapporto stretto tra la performance fisica (la massima capacità di trasporto di ossigeno) e la variabile correlata alla durata della vita. Semplicemente: più ossigeno, più salute.

La maggiore capacità aerobica ci regala quindi una vita più lunga,  ma la meraviglia di questa scoperta sta nel fatto che ciò è allenabile! Naturalmente è importante anche la base genetica, ma l’esercizio fisico e l’elaborazione dell’ossigeno nei tessuti è una variabile su cui possiamo lavorare molto, intenzionalmente.

Lo studio inoltre ci rivela che l’attività aerobica in età giovanile dà i suoi frutti negli anni a venire! Questo sì, che significa investire nel futuro. Ogni giovane adulto ritroverà i grandi benefici legati al movimento qualche decennio più in là.

I meccanismi attraverso i quali questa dinamica agisce sono molteplici:

  • l’attività motoria cardio respiratoria migliora la capacità di contrazione cardiaca rendendo il battito più efficace (EFFICACIA DEL CUORE);
  • stimola nei muscoli la produzione mitocondriaca. I mitocondri sono organelli cellulari che permettono di bruciare al meglio l’ossigeno e l’energia, ottimizzando il benessere e il funzionamento dei tessuti (OTTIMIZZAZIONE DELL’UTILIZZO DELL’ENERGIA DA PARTE DEI MUSCOLI)
  • migliora il metabolismo basale. Un atleta brucia di più anche a riposo, e sintetizza al meglio calorie e alimenti (PIU’ ESERCIZIO, METABOLISMO MIGLIORE, ANCHE A RIPOSO).

Concludiamo con un proposito importante, quindi: miglioriamo la nostra vita in movimento, alleniamo cuore e capacità respiratoria alfine di prevenire concretamente le malattie cardiovascolari.

Soprattutto i nostri adolescenti, che per motivi di studio lasciano la loro attività preferita, magari perché troppo impegnati dallo studio nella scuola superiore o perché cambiano sede per frequentare l’università: convinciamoli che è importante, importantissimo, per il loro futuro, continuare a muoversi.

E per il 2016? Scrivete tra i buoni propositi: camminare, muoversi, correre, divertirsi….perchè , semplicemente, fa bene al Cuore!

Tanti auguri da Eurobis!

 

Professor Pierpaolo de Feo

Professor Pierpaolo de Feo – Professore associato Università degli Studi di Perugia





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